 La soluzione definitiva del problema dei terremoti consisterebbe nell'impedire il loro verificarsi; ma ciò è per ora (e sicuramente per sempre) un obiettivo irraggiungibile poiché le forze in gioco sono immense. Quale potrebbe essere la soluzione più realistica? La tendenza attuale, anche in Italia, per affrontare questo problema verte su due fronti: la previsione e la prevenzione. L'interesse della popolazione, dovuto anche al grande rilievo che i mezzi di informazione (radio/tv, stampa, ecc.) danno rispetto a notizie di "previsione dei terremoti", è enorme ed accompagnato da comprensibili aspettative.
Quando avviene un terremoto, per molti secondi (a volte anche più di un minuto) il suolo, e con esso gli edifici, oscilla notevolmente ed in modo "disordinato". Bisogna avere ben chiaro che le oscillazioni del terreno di per se stesse non costituiscono una minaccia: la causa dei disastri è il fatto che le oscillazioni, ed in particolare le loro componenti orizzontali, vengono trasmesse dal terreno agli edifici. Dove le scosse sono molto forti, se gli edifici non sono costruiti in modo opportuno, le oscillazioni possono provocare il crollo parziale o totale degli edifici, possono limitarsi a provocare la caduta di comignoli, rottura o crollo di soffitti e pareti caduta di mattoni, tegole, calcinacci, cornicioni, vetri, crollo di tetti ecc..
All'interno, scaffali, mobili in genere ed oggetti appesi ai muri possono essere spostati o fatti cadere.
A volte si hanno incendi provocati dalla rottura di tubazioni del gas o di linee elettriche.
In occasione di terremoti molto forti, si possono avere danni alle reti viarie e ferroviarie, acquedotti, oleodotti, metanodotti, ponti, dighe ecc..
Oltre ai danni ai manufatti, i terremoti possono essere causa dei movimenti franosi, di distacchi e cadute di masse rocciose, di fratture con spostamento delle parti e di fenomeni di liquefazione.
Si possono produrre inoltre lungo le coste onde marine di altezza anche molto elevata e che si spostano velocemente, comunemente chiamate maremoti (si preferisce usare il termine giapponese tsunami poiché questo fenomeno è ricorrente in Giappone), che possono costituire una minaccia notevole per coloro che vivono in prossimità delle coste (in occasione dei terremoti del 1783 in Calabria e del 1908 a Messina e Reggio, gli tsunami provocarono migliaia di morti).
Sottolineiamo infine che i pericoli non cessano una volta verificatasi la scossa distruttiva. Altri danni possono essere provocati dalle repliche: pericoli di vario tipo possono essere causati anche da incontrollate previsioni di nuovi eventi oppure di esaurimento dell'attività sismica, fatte da persone che in quelle occasioni si improvvisano esperte.
Pericoli di tipo diverso da quelli precedentemente descritti sono rappresentati, ad esempio, dalla possibilità di epidemie, da demolizioni affrettate, da consulenze o perizie svolte da persone impreparate, dalle pressioni di vario tipo per vendere per pochi soldi edifici magari appena lievemente lesionati.
Di fronte a questa varietà di pericoli, è difficile dare indicazioni che valgono per ogni area e in ogni situazione.
Cosa fare durante il terremoto?
La scossa sismica di per se non costituisce una minaccia per l'incolumità delle persone; non è reale il pericolo dell'aprirsi di voragini che inghiottono persone o cose. Quello che provoca vittime durante un terremoto è principalmente il crollo degli edifici, o di parte di essi; inoltre costituisce un grave pericolo per l'incolumità anche la caduta di quello che c'è dentro ed alcuni fenomeni collegati quali incendi ed esplosioni dovute a perdite di gas, situazioni di panico collettivo con conseguenti ingorghi nelle strade ed impedimento delle squadre di soccorso a muoversi. Bisogna dunque avere preventivamente un'idea ben chiara di quali sono le posizioni all'interno di un edificio o i luoghi all'esterno che si possono considerare pericolosi. Al momento del terremoto non si ha poi realmente il tempo per fare qualcosa di più che non riordinare le idee; una scossa, anche se sembra che duri un'eternità può al massimo durare poco più di un minuto e gli intervalli tra le scosse possono essere di pochi secondi. Seguendo il primo impulso tutti in genere sono portati a precipitarsi all'esterno: ciò può anche essere più rischioso, a meno che non ci si trovi proprio in vicinanza di una porta di ingresso che immetta direttamente in un ampio luogo aperto. È opportuno mantenere la calma evitando di allarmare con grida gli altri, non precipitarsi all'esterno, ma cerare il posto più sicuro nell'ambiente in cui ci si trova. Per chi si trova all'interno di un edificio, il rischio principale è rappresentato dal crollo della struttura stessa e contemporaneamente anche dalla caduta di mobili e suppellettili pesanti. È meglio dunque prima di tutto cercare di collocarsi in vicinanza dei punti più solidi della struttura dell'edificio: questi in genere sono le pareti portanti (muri maestri), architravi, i vani delle porte e gli angoli in genere. È opportuno contemporaneamente cercare di tenersi lontani da tutto ciò che ci può cadere addosso con grave danno, cioè da grossi oggetti appesi ed in particolare dai vetri che si possono rompere e dagli impianti elettrici volanti che possono originare incendi. Può essere opportuno inoltre cercare di trovare riparo da ciò che può cadere, mettendosi ad esempio sotto grandi tavoli o letti. Se il terremoto ci sorprende quando ci si trova all'esterno, anche in questo caso il pericolo principale deriva da quello che può crollare. È necessario in questo caso non cercare riparo sotto cornicioni, grondaie o balconi e non sostare sotto le linee elettriche: può offrire un riparo più adeguato soltanto mettersi sotto l'architrave di un portone. Trovandosi poi in automobile è necessario evitare di sostare sotto ponti o cavalcavia, edifici o comunque in zone dove possono verificarsi smottamenti del terreno o frane.
Cosa fare dopo il terremoto?
Al termine di una scossa forte, si possono essere verificati morti, feriti e molti danni: nei momenti immediatamente successivi è necessario attenersi ad alcune semplici norme per essere il più possibile di aiuto alla comunità e per non intralciare i soccorsi e gli aiuti. Chi si trova all'interno di un edificio prima di uscire deve:
* Spegnere i fuochi eventualmente accesi e non accendere fiammiferi o candele anche se è al buio; * Chiudere gli interruttori centrali del gas e della luce; * Controllare dall'odore, assolutamente senza accendere fiammiferi o candele, se ci sono perdite di gas ed in tale caso aprire porte e finestre e segnalarlo.
Si deve poi lasciare l'edificio per recarsi in un luogo aperto uscendo con cautela e prestando molta attenzione sia a quello che può ancora cadere, sia ad oggetti taglienti che si possono trovare per terra. Se ci si trova in un edificio a più piani non si deve usare l'ascensore perché potrebbe bloccarsi improvvisamente o addirittura precipitare. Una volta usciti all'esterno è necessario comunque ancora mantenere la calma e prestare i primi soccorsi agli eventuali feriti, coprendoli con coperte. E' meglio anche restare lontani dalle spiagge almeno per le prime ore per evitare il pericolo degli tsunami. Se siete in una zona che non ha riportato danni considerevoli, evitate di usare il telefono se non per segnalare casi gravi ed urgenti. Non tempestare di telefonate i centralini dei Vigili del Fuoco, delle sedi amministrative, delle fonti di informazione (giornali, radio, ecc.) o degli Osservatori Sismici. Se nella vostra località il terremoto è stato forte, gli Osservatori non sono in grado di darvi nessuna informazione utile in più di quello che possedete già, e tanto meno di predirvi cosa succederà nelle ore successive. Dal punto di vista dei danni che si producono immediatamente, generalmente ci si può attendere che il peggio sia passato. Inizia tuttavia una fase in cui l'entità del disastro può essere ancora ridotta, affrettando i soccorsi ai feriti e cercando di creare condizioni migliori per la sopravvivenza. E' importante contribuire a posare tende, roulottes in luoghi non minacciati o dove non si possono verificare allagamenti. È importante inoltre che, laddove non esistono, si organizzino punti di raccolta e coordinamento, in modo da favorire una distribuzione equa e razionale dei generi di soccorso. Molta parte del buon esito delle operazioni di questa fase dipende dalla capacità di organizzazione spontanea delle popolazioni colpite senza limitarsi a puntare totalmente e passivamente sui soccorsi in arrivo. Un atteggiamento attivo favorisce l'efficacia dei soccorsi stessi. Fonte: Difendersi dal terremoto in "IL TERREMOTO: CALAMITA' O FENOMENO NATURALE" a cura di I. Papadopoulos, Servizio geologico Reg. Piemonte, 1988
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